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La Norvegia garantisce benessere economico ai cittadini con un fondo sovrano: cos’è e come funziona? - Massimiliano Benincasa

La Norvegia garantisce benessere economico ai cittadini con un fondo sovrano: cos’è e come funziona?

La Norvegia garantisce benessere economico ai cittadini con un fondo sovrano: cos’è e come funziona?

 

Negli ultimi anni, in molti dei Paesi più moderni, la strategia adottata dal Governo si è incentrata sul risparmio di risorse, con l’obiettivo di garantire un certo benessere economico alle generazioni attuali e future. Per farlo le Nazioni hanno adottato diversi programmi. Uno dei più importanti fra questi è l’istituzione di fondi sovrani di Stato, considerati un ottimo strumento di investimento pubblico. Si tratta di una vera e propria riserva finanziaria, una specie di cassaforte al cui interno è custodito un piano di risparmio a lungo termine che prevede di dare a tutti le stesse opportunità di beneficiare delle ricchezze generate dal proprio territorio. Queste istituzioni nascono, di solito, in Paesi in cui il rapporto fra esportazioni e importazioni è molto positivo e genera una grande liquidità. Questi fondi vengono investiti in opere nazionali e non solo. Una buona parte è destinata soprattutto ad aziende internazionali, da cui ottenere un profitto.

Ecco perché l’attività principale che nutre e tiene in vita i fondi sovrani è proprio l’investimento, la cui gestione, seppur diversa da Paese a Paese, prevede sempre un consiglio direttivo selezionato dal Governo, che agisce in relativa autonomia, che se ne occupi.

Un esempio virtuoso in questo senso è costituito dalla Norvegia, che possiede uno dei più grandi fondi sovrani al mondo: il Government Pension Fund, fondato nel 1990 per investire i capitali provenienti dalle esportazioni del petrolio estratto nel Mare del Nord. Una “riserva di denaro” che nel 2021 ha controllato beni per un valore di 1.339 miliardi di dollari. L’ente è attivo a tutti gli effetti dal 1996, anno cioè in cui ha investito i primi soldi a disposizione.

L’obiettivo della Nazione è stato sin da subito quello di assicurare un certo livello di welfare a tutti i cittadini, garantendo loro una futura pensione cospicua e una fonte da cui attingere in caso di crisi inaspettate o crolli improvvisi del prezzo del petrolio.  

Per capire come la Norvegia sia arrivata fino a questo punto, bisogna partire dal 1969, quando al largo del Paese si scoprì la presenza di uno dei più grandi giacimenti petroliferi del mondo. Evento che diede all’economia un’accelerata notevole a tal punto che lo Stato decise che le entrate frutto di quella scoperta avrebbero dovuto essere utilizzate con cautela per evitare squilibri nell’economia. È così che nel 1990 il Government Pension Fund vide la luce per la prima volta, per mano del Parlamento locale: utilizzare quei soldi con responsabilità, pensando a lungo termine e proiettandosi verso il futuro dell’economia nazionale sarà da quel momento in poi una priorità (e una scelta molto intelligente).

Quello norvegese è diventato uno dei più grandi fondi d’investimento al mondo grazie ai suoi quasi 9000 titoli azionari, che insieme rappresentano l’1,5% di tutte le azioni delle società quotate del mondo. Risorse che ricevono continuamente nuova linfa vitale grazie alla rendita di locazione derivante dal possedimento di centinaia di edifici – che si trovano in alcune delle città più importanti del pianeta –  ed entrate dai prestiti a paesi e società.

La Banca centrale norvegese – che controlla il fondo – ha detto che nel 2019 il Paese ha ottenuto grazie ad esso un “incasso” record di 1.690 miliardi di corone norvegesi grazie a un ritorno sugli investimenti del 19,9%. Il governatore della Norges Bank, Oeystein Olsen lo aveva definito “il più grande aumento di valore in un solo anno nella storia del fondo”. Dovuto, soprattutto, alle numerose partecipazioni azionarie: il fondo è presente con i suoi investimenti in oltre 74 Paesi – e in più di 9mila compagnie quotate in borsa. Quasi il 40% di queste sono rappresentate da colossi americani tra cui Microsoft, Apple, Google o Amazon. È proprio il comparto tecnologico a fornire la percentuale maggiore di ritorno sugli investimenti, corrispondente cioè al 42,3% del totale. Dopo di lui, un altro settore redditizio è quello industriale, con 30,3%, e quello degli utilities, con un 26,9% di ritorno.

Quello norvegese non è l’unico esempio che merita di essere preso in considerazione. Anche la Cina è dotata di un suo fondo proprio, che per capitale si piazza poco al di sotto della nazione scandinava: si chiama China Investment Corporation e detiene 1.222 miliardi di dollari in asset (in beni). Il Governo locale ha anche un secondo fondo, il Social Security Fund, con 447 miliardi di dollari. La somma delle due risorse rende la Cina il Paese con più capitali gestiti tramite fondi sovrani, con 1.669 miliardi da investire.

In Italia si è cominciato a parlare della possibilità di aprire un fondo che agisca esattamente alla stessa maniera di quello norvegese e cinese. Ma all’orizzonte non si intravede alcuna intenzione concreta (al momento) di discuterne per davvero. È pur vero che, oltre agli esempi virtuosi e ben riusciti, bisogna ricordare anche il caso della Malesia, considerato uno dei fallimenti più eclatanti: il fondo 1MDB è stato a lungo al centro di uno scandalo finanziario che ha messo in ginocchio l’economia del Paese, costringendo il suo Presidente corrotto a dimettersi.

Serve, insomma, ragionarci a lungo e avere la certezza che alla base ci sia un Paese solido e onesto, in grado di gestire delle risorse che in fondo appartengono a tutti.

 

26 gennaio 2022

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